L’importanza dell’incontro - Il Vitruvio accoglie Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa
 
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L’importanza dell’incontro

Il Vitruvio accoglie Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa

Sabato 20 Gennaio, nel nostro liceo si è tenuto un incontro con Don Carmelo La Magra, il parroco di Lampedusa in prima linea nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati che arrivano o vengono portati dopo i soccorsi sull’isola. Un’occasione preziosa per cinque classi del Vitruvio che sono potute entrare in contatto con la realtà dei lampedusani e degli immigrati che vengono salvati sulle loro coste. Una realtà che spesso ci giunge distorta dai filtri mediatici e strumentalizzata dalla politica. La stampa tende a consegnarci due immagini opposte dell’isola, avamposto europeo nel Mediterraneo, entrambe sbagliate: la prima è di “un’isola felice dell’accoglienza” (parole del don), l’altra è di un luogo di terrore dove si erigono barricate contro “l’invasione”. Alla Lampedusa mediatica però, corrisponde una Lampedusa reale che è un’isola con una marcata vocazione turistica e con un forte senso della “legge del mare” che impone di salvare chi vi si trova in difficoltà. I governi dei paesi occidentali però, si illudono di poter trasformare il Mediterraneo, storicamente terra di incontro e convivenza tra popoli, in una zona di frontiera, illudendosi così di poter arrestare i flussi migratori provenienti dall’Africa del Nord e dall’Africa sub-sahariana. “L’umanità che si muove non si ferma” e allora, mentre la politica pensa solo a erigere muri, diffondere terrore, lanciare slogan e promesse elettorali a Lampedusa si continua instancabilmente a salvare vite umane. “Cosa possiamo fare per aiutare?” Questa è stata una delle prime domande che si è levata dal pubblico di studenti e che il parroco ha accolto esortando al recupero del dialogo e del contatto con le persone. Il vero problema che è emerso da tutto l’incontro infatti è stata la “disumanizzazione” del fenomeno migratorio. Nel dibattito politico italiano infatti, non si nominano mai le persone, ma si preferisce parlare di numeri, percentuali, terrorismo, criminalità, sostituzione etnica ecc. .Le storie che arrivano a Lampedusa, ci racconta Don Carmelo, sono storie di quotidianità e storie di sofferenza, storie di contatti ravvicinati con la morte, storie di una speranza disillusa che andrebbero accolte con umanità e rispetto, concedendo tempi e spazi, e che invece vengono soffocate dalle uniformi militari e dai non-sense burocratici all’italiana. Tutto ciò che i paesi, per così dire, “sviluppati” sono riusciti a produrre è stato pagare miliardi ai paesi interessati dai flussi per chiudere i confini che è come dire “pagare per far morire la gente”, mettersi a posto la coscienza e guadagnarsi una manciata di voti in più alle urne. Nelle coste libiche sono sorti veri e propri “lager” di migranti tenuti prigionieri, sfruttati economicamente e violentati fisicamente, nonché preoccupanti tratte schiaviste di cinquecentesca memoria. Tutto questo, Don Carmelo ci tiene a precisare, costituisce un vero e proprio vulnus generazionale, del quale dovremo rispondere alle generazioni future, e in base al quale saremo giudicati dalla Storia e solo perché, in Europa come in Italia, non c’è volontà politica di voler intraprendere una reale integrazione tra popoli che, precisiamo, sarebbe anche più economica. Eppure, a volerle trovare, delle soluzioni ci sarebbero, come quella di aprire dei corridoi umanitari e di consegnare agli immigrati un “visto” umanitario che gli permetta di approdare in un ognuno degli stati che hanno firmato la “Dichiarazione universale dei diritti umani” e che vogliono dirsi civili. Per concludere, sempre parafrasando La Magra, non si cambiano le leggi europee da un giorno all’altro, quello che possiamo fare però è cambiare il nostro atteggiamento, disponendoci al dialogo e all’incontro, pretendendo e ricercando un’informazione corretta senza sensazionalismi, recuperando umanità ed empatia in un fenomeno che più che spersonalizzato, dovrebbe essere spoliticizzato.

                                                                                                                                                                                                                                           Agostino Cambise

di Agostino Cambise


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