Dacia Maraini: una voce, una sensibilità unica e irripetibile - Il Vitruvio ospita la grande scrittrice Dacia Maraini
 
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Dacia Maraini: una voce, una sensibilità unica e irripetibile

Il Vitruvio ospita la grande scrittrice Dacia Maraini

    
 
 
 
 
 








 

Il secondo degli appuntamenti previsti dal progetto “Gli scrittori si raccontano”, del Liceo Scientifico "M. Vitruvio P." di Avezzano che ha già visto l'incontro con il Premio Campiello Donatella Di Pietrantonio, che vedrà la presenza del giornalista e scrittore Aldo Cazzullo e altri ancora, ha fatto sì che 300 ragazzi, nella mattina del 25 gennaio 2018 incontrassero la scrittrice di calibro internazionale Dacia Maraini. È il Dirigente Scolastico Francesco Gizzi ad avviare l’incontro, dando un affettuoso benvenuto ad alunni, professori e all’autrice stessa. “Il nostro obiettivo”  sottolinea "è quello di sensibilizzare i ragazzi alla scrittura e alla lettura”, nella convinzione che essa rappresenti un caposaldo necessario ed essenziale per la formazione personale. È bene quindi  eliminare ogni sorta di differenziazione tra cultura umanistica e cultura scientifica, perché l’una verrebbe meno in assenza dell’altra. È un’opinione condivisa della Maraini stessa che, come sostiene Domenico Ranieri, giornalista del quotidiano “il Centro", è difficilissimo presentare. Potrebbe essere considerata una scrittrice, un’opinion leader, ma ancor di più è una “narratrice di storie” . È un’indagatrice della figura delle donne dal carattere complesso e determinato, inserite in un contesto che richiede riflessione su molteplici temi sociali. Sono proprio questi ultimi ad essere stati affrontati durante l’incontro, in un vivace dialogo con i ragazzi presenti. Oggetto di discussione è stato anche il nuovo romanzo “ Tre donne” , intreccio di tre generazioni diverse, che sollecita alla riflessione sul presente e sui confini dei rapporti umani. Ma cosa risulta più attuale della tecnologia? È infatti sempre maggiore l’uso di apparecchi elettronici che spesso è poco consapevole. “Sarebbe sufficiente non delegare tutta la nostra vita alla tecnologia” , sostiene Dacia, in modo che essa non rappresenti un limite alla scrittura e in modo che non ci riduca a semplici vegetali. Spunto per le riflessioni circa questo tema diviene il disaccordo tra nonna Gesiuina, che mette a nudo i suoi pensieri usando carta e penna, e Lori , rappresentante del mondo giovanile fatto di confusione e rivolta. Diviene quindi spontaneo per i ragazzi del Liceo domandarsi se la diciassettenne sia solamente incosciente o vittima della sua famiglia che cova affetti complicati. Certamente, sostiene la scrittrice, Lori è in polemica con sua madre Maria, donna romantica e con il naso sempre sui libri. Ebbene, bisogna non etichettare le persone, per osservare come l’esperienza le porterà a divenire mature e responsabili. È una maturità che Dacia Maraini ha acquisito ben presto, già da piccolissima, quando ha vissuto l’esperienza del campo di concentramento a Tokyo. “Tutti gli esseri umani possiedono lo stesso DNA”, sottolinea l’autrice, “quindi le razze non esistono”. Ciononostante ancora oggi sono presenti diverse forme di razzismo, di cui si discute anche nel “Treno dell’ultima notte”. La Maraini trae ispirazione dalla storia ma ancor di più dalla fantasia e dalle storie che le chiedono di essere raccontate, dalle storie che incalzano nella sua mente. “Non ho mai avuto il blocco dello scrittore” afferma “e mi auguro che non ne avrò mai a che fare” . Un augurio che facciamo a lei ma ancor di più si fanno i lettori, curiosi di leggere il suo prossimo libro e concluderlo a modo proprio.

foto di Davide Innocenzi

di Ilaria Cordischi


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