Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio - Il nuovo film di Guadagnino candidato a 4 Oscar
 
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M. Vitruvio P. Cultura 29/01 29/01

Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio

Il nuovo film di Guadagnino candidato a 4 Oscar

Adattamento del romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome è una storia d’amore ed esplorazione di se stessi, vista attraverso gli occhi di Elio, diciassettenne francese interpretato da Timothée Chalamet. La famiglia del ragazzo passa le vacanze nella campagna lombarda, invitando ogni anno uno studente universitario: nell’estate 1983 la scelta ricade sull’americano Oliver, interpretato da Armie Hammer, che da subito cattura l’attenzione del ragazzo. I personaggi di Oliver ed Elio, il primo più ammiccante e disinvolto, desiderato per il suo corpo e ammirato per la sua cultura, il secondo più esuberante a causa della sua età ed inesperienza, raccontano la storia di un primo amore, giovane ma maturo, coinvolgendo lo spettatore con le loro emozioni, intense nella loro pacatezza. Fondamentali sono anche i ruoli dei genitori (Michael Stuhlbarg ed Amira Casar), che inizialmente risultano personaggi di sfondo ma prendono gradualmente importanza, raggiungendo l’apice in un discorso del padre, che da solo vale l’Oscar come miglior film, così come la scena finale. Ad arricchire il film sono, infatti, le brillanti interpretazioni degli attori, tutti poco conosciuti: le loro performance sono in perfetta sintonia con il ritmo calmo ma non troppo lento del film, raccontato quasi sottovoce,con molte scene e pochi dialoghi brevi.

“Estate 1983. Da qualche parte nel Nord Italia”: così ci viene descritta l’ambientazione del film, con un’indicazione ambigua che contribuisce a donare un’atmosfera onirica. Guadagnino ricostruisce il periodo storico attraverso dettagli che spesso catturano l’attenzione e distraggono lo spettatore, come i riferimenti alla politica, immancabili nell’Italia borghese e raffinata che dipinge, ben lontana dal mondo più povero appena accennato da alcuni personaggi di contorno. Questa sobrietà, strana per gli anni ’80, viene esaltata dai giochi di luce e colori pastello della meravigliosa natura, perfetti per la rappresentazione di questa storia d’amore così sensuale, importante ma leggera, libera dall’angoscia dei problemi apparentemente ovvi che la circondano.

di Maria Guanciale


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