Aveva solo cinque anni - Una Vitruviana si lascia andare alla scrittura
 
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Aveva solo cinque anni

Una Vitruviana si lascia andare alla scrittura

Si chiamava Giselle Relotodi.                                                                                                                                                                                      Aveva gli occhi di color azzurro mare, un azzurro profondo, un azzurro sbarazzino, un azzurro luminoso. Aveva dei ricci capelli dorati, ricci morbidi che le scendevano sulle spalle, delicati, che le illuminavano il viso. Sembrava una bambolina.Aveva solo cinque anni Giselle.   

Aveva una pelle chiara, ed era sensibile alla luce del Sole. Non lo vedeva quasi mai. Era piccolina, ma rispetto alle altre bambine della sua età era molto alta. Era motivo di richiamo per le maestre quando qualcun altro combinava dei guai, proprio perché lei era più grande. Ci restava male Giselle, ma d’altronde cosa poteva fare? Aveva solo cinque anni.

All’asilo cercava di accontentare tutti i suoi amichetti. Gli cedeva i giochi che aveva preso pochi istanti prima, perché la rattristava vedere gli altri con il broncio. Sorrideva Giselle, e andava sotto quel piccolo ciliegio che si trovava nel giardinetto della scuola, e rimaneva lì, all’ombra  a guardarli giocare.        Aveva solo cinque anni.

Sapeva parlare tre lingue perché glielo avevano insegnato i suoi genitori e scrivere  qualche parolina, tra cui il suo nome e cognome, in stampatello e in corsivo. Era contenta quando le dicevano “brava tesoro, sei l’orgoglio di mamma e papà”, quindi lei si piazzava sempre sul loro letto la sera, dopo che tornavano da lavoro, e prendeva carta e penna per far vedere quanto era brava. Era solo quello il momento in cui poteva starci assieme, perché non c’erano mai a casa. Perciò la piccola aspettava con ansia la sera, e loro erano soliti farle i complimenti mentre scriveva la prima lettera della parola perché sapevano che non sarebbero arrivati all’ultima. Si addormentavano. Aveva solo cinque anni.

Le piacevano il verde, il giallo, e l’arancione e adorava Dragon Ball. Ma, quando al negozio  andava a prendere la maglietta con  Goku e la mostrava entusiasta alla madre, le diceva  no e la vestiva quasi sempre di rosa. Le donava il rosa: sembrava una bomboniera…come si poteva non guardare una creaturina così piccola e adorabile? Ma lei desiderava quella maglietta e desiderava anche cambiare  il colore dei suoi abiti e voleva dei disegni sulle pareti della sua cameretta. Voleva disegnarci degli unicorni lei. Voleva potersi svegliare la mattina e sognare di cavalcarli  un giorno. E forse i suoi genitori glielo avrebbero permesso se sua nonna non si fosse opposta per non farla crescere nella fantasia. Aveva solo cinque anni.

Il giorno lo passava quasi sempre dai nonni materni. Il nonno  andava a riprenderla a scuola  e nonostante non amasse la musica, amava sua nipote, tanto che quando c’era Giselle, le lasciava cambiare continuamente canzone dalla piccola radiolina della macchina. Lei si divertiva un mondo. Arrivati a casa, trovavano la pasta al sugo preparata dalla nonna, già pronta sul tavolo apparecchiato. Quando si trattava degli spaghetti, Giselle combinava un disastro: il sugo le schizzava ovunque e il nonno vedendola così seriamente buffa, tratteneva una risata tra i baffi. La nonna invece la sgridava per insegnarle le buone maniere, “altrimenti non le imparerà mai”, diceva . A lei però, piaceva mangiarli. Aveva solo cinque anni.

Dopo mangiato, si metteva sul divano, tra le braccia del nonno a guardare i cartoni e come sempre, crollava distrutta. Mentre dormiva Giselle faceva dei sogni bellissimi: così ingenui, così sinceri, così puri. Era una piccola sognatrice. Tutto ciò che voleva era l’amore dei suoi familiari, degli amichetti e delle maestre. Tutto ciò che voleva era poter cavalcare un unicorno con la maglietta di Dragon Ball. Tutto ciò che voleva era poter mangiare gli spaghetti come meglio credeva. Tutto ciò che voleva era essere libera di seguire il proprio cuore.                                                                                                    

A venticinque anni, Giselle, aveva solo cinque anni.                                                                                                                        Sabrina Bisegna

 

 

 

 

 

 

 

 

AMNESIA

di Caporedattore M. Vitruvio P.


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